Il Museo della Città  ::  latina

Home

La Storia

Il Museo della Città

Gli Eventi

I Personaggi

Il Comune

Numeri Utili

Le Manifestazioni

Sport

Fotografie

Associazioni

Links

posizione geografica

latina

E’ noto che uno degli elementi che hanno reso possibile la formazione dell’Impero Romano e la sua durata per così lungo tempo, è stato il sistema viario: il più formidabile insieme di strade della storia della civiltà umana. "Un grande fiume di pietre", così qualche storico ancora oggi impressionato e meravigliato da così grande capacità organizzativa definisce le strade romane. Attraverso questo sistema, si sa, è stato possibile raggiungere in poco tempo qualsiasi parte dell’impero, inviare truppe, rifornimenti, notizie e ordini da Roma e a Roma. Dall’Urbe partiva un sistema di capillari che costituivano la vita stessa della città e ne determinavano la sopravvivenza. Attraverso queste strade, la lingua di Roma si diffuse in tutto il Mediterraneo e costituì poi la base delle varie lingue nazionali. Attraverso queste strade, con l’impero in profonda crisi e prossimo alla fine, si diffuse poi il Vangelo raggiungendo gli angoli più sperduti di quella che un giorno si sarebbe chiamata Europa. Sono dette strade consolari perché tutte nacquero al tempo della Repubblica e raggiunsero una lunghezza complessiva di ben ottantamila chilometri (quasi il doppio quindi della circonferenza della Terra!). Partivano da un punto ideale del Foro Romano e uscendo da Roma come vene da un cuore pulsante, attraversavano valli e pianure, attraversavano fiumi su solidi ponti, transitavano per gallerie e giungevano anche a ragguardevoli altezze. Erano larghe, spesso rettilinee, lastricate per lo più da basolato lavico, ma spesso anche con massi di travertino duro. La costruzione era perfetta e tanto solida da resistere per secoli e secoli e, per lunghi tratti, anche fino ai nostri giorni. I tracciati erano scelti nei migliori dei modi, tanto che praticamente tutti vengono usati anche oggi e quasi tutti hanno conservato la stessa denominazione. Via Salaria, via Flaminia, via Appia, via Aurelia, via Cassia: sono nomi nati allora, ma continuamente ripetuti nel linguaggio stradale/automobilistico della nostra civiltà. Il sistema di costruzione era rivoluzionario per l’epoca. Veniva scavato un fossato largo e profondo che veniva riempito prima con un massicciata di pietra e schegge di pietra pressate, poi con strati di pietre piccole, ghiaia, sabbia e malta. Sopra si stendeva l’agger, cioè il lastricato vero e proprio.

La carreggiata era costruita a "schiena d’asino" pendente cioè verso l’esterno per lo scolo delle acque. Spesso la carreggiata era delimitata da terrapieni qualche volta coperti da marciapiedi. Ad ogni miglio lungo la strada erano poste le cosiddette pietre miliari: pietre indicanti la distanza da Roma o dalla città più vicina. Erano inoltre frequenti le stazioni di posta, le "mansiones", dotate di camere, comando di polizia e taverne dove i viaggiatori potevano rifocillarsi e cambiare i cavalli. La Via Latina, una delle più note vie consolari, era il decumano massimo (via principale) di Aquinum, usciva da Roma da Porta Latina, ancora oggi esistente. Pressoché parallela all’Appia che costeggiava il Tirreno, si univa a questa a Capua, dopo aver attraversato la Valle del Liri. Toccando i principali centri dell’area entrava in Aquinum dalla Porta Romana e ne usciva dalla Porta Capuana, poi detta anche di San Lorenzo per la presenza nei pressi di una piccola chiesa dedicata a questo Santo, e proseguiva per Casinum e appunto per Capua. Uscendo da Porta Capuana, scendeva in maniera alquanto ripida verso i cosiddetti Laghi attraversando un ponte e poi risaliva lungo un pendio anche questo non del tutto agevole. Anche il percorso della via Latina, nonostante non abbia conservato lo stesso nome, oggi è ripercorso pari pari dalla Statale Casilina, nata nell’ottocento, e molto più recentemente dall’Autostrada del Sole, a riprova di quanto si diceva prima. Oggi, dopo che il territorio è stato sottoposto ad ogni tipo di prova, tracce della via Latina ad Aquino sono più che evidenti: nelle tante basole disperse per ogni dove; nelle pareti dei vecchi casolari, nei muri a secco che costeggiano tante strade delle città, lungo viottoli e nei campi. La traccia principale però è un lungo tratto molto ben conservato che va dalla Porta Capuana al ponticello "sui laghi". Recentemente riportata alla luce dopo che nei primi anni ’50 vi furono scaricati centinaia di metri cubi di terra di riporto, per la costruzione della via asfaltata che ora le corre accanto, costituisce chiara e suggestiva testimonianza di cosa fossero le vie consolari. Il tratto in questione è lungo circa trecento metri ed è affiancato dai ruderi della chiesetta di San Tommaso, senza più tetto e con la parete di fondo crollata. Anche qui sono incorporati tra le mura notevoli frammenti di templi romani. Proprio di fronte, nel giardino di una casa privata, è posto il miliario LIXXX (79 da Roma). Su un lato vi è l’iscrizione "C(aius) Calvisius C(ai) f(ilius) Sabinus", il console che probabilmente restaurò la via Latina nel 39 a.C.. Sul lato opposto c’è il nome Vespasiano e l’anno 77, forse quando ci fu un altro restauro della strada. Sempre di fronte ai ruderi della chiesetta di San Tommaso, c’è oggi una strada da poco realizzata che ricalca il tracciato di una piccola via che la tradizione afferma chiamarsi "degli orefici" forse per la presenza di botteghe . Durante la sua costruzione sono venute alla luce numerosissimi reperti di vario genere che sono stati riutilizzati per creare un suggestivo muro "archeologico" lungo la stessa via. All’inizio di questa strada, si notano le tracce di una stanza d’abitazione quasi sicuramente d’epoca romana. Per molti secoli la via Latina ha costituito l’unica arteria d’attraversamento del Lazio meridionale, teatro del passaggio di condottieri (Annibale con le sua truppe) e Santi (San Benedetto che da Subiaco si era incamminato alla ricerca di quello che sarebbe diventato il faro della civiltà medievale).